Pontelandolfo

Storico

9 – Il complesso di S. Rocco

Descrizione

L’ultima sosta del colonnello Negri — e l’ultima della nostra storia

Memoria, Fede, Sangue

Siete arrivati all’ultima tappa di questo percorso. La chiesa che vi sta davanti, dedicata a San Rocco, fu edificata fuori dalle mura del paese — extra moenia, come si diceva un tempo — e sorge qui da prima del 1600. Non è un caso che si trovi proprio in questo punto: lungo la strada che portava i viandanti da e verso il Sannio, era il primo edificio sacro che si incontrava arrivando, e l’ultimo che si lasciava partendo.

Probabilmente fu consacrata a San Rocco nel 1609, e la devozione di viandanti e pellegrini al santo si intensificò con la terribile peste che colpì il paese nel 1656, mietendo ben 1.195 vittime.

A occuparsi di tutto il complesso — Chiesa, Romitorio e Ospedale — era la Confraternita della SS.ma Annunziata, la stessa di cui avete già incontrato la sede principale nella tappa precedente. La cura del complesso era sostenuta economicamente dalla Confraternita del SS. Sacramento, e questo intreccio di confraternite, eremi, ospedali e magazzini di grano racconta meglio di qualunque manuale la fitta rete assistenziale che reggeva la vita dei paesi del Sannio nei secoli precedenti l’Unità.

14 agosto 1861: l’ultimo gesto di Negri

Ed è proprio davanti a questa chiesa che, il 14 agosto 1861, si consumò uno degli atti più cupi e meno noti dell’intera vicenda. Prima di lasciare Pontelandolfo, dopo aver dato alle fiamme il paese, il colonnello Pier Eleonoro Negri fece bruciare qui una ventina di cadaveri. L’obiettivo era nascondere le perdite subite dai bersaglieri durante la repressione, ridurre i numeri ufficiali della spedizione, restituire ai comandi superiori un’immagine di intervento pulito e controllato. I corpi furono ammassati e dati alle fiamme nello spazio antistante la chiesa, lo stesso davanti al quale vi trovate adesso.

Per anni questo dettaglio — agghiacciante nella sua freddezza burocratica — è rimasto ai margini della storia ufficiale. È riemerso grazie alle testimonianze locali, ai diari come quello di Pistacchio, alle ricerche degli storici del Mezzogiorno e al lavoro paziente di chi, a Pontelandolfo, ha continuato a chiedersi quanti, davvero, fossero stati i morti di quella settimana di agosto.

San Rocco e la vita del paese

Nei secoli, San Rocco è stato molto più che una chiesa di passaggio. La sua festa era nota in tutta la provincia: luminarie, fuochi pirotecnici, bande musicali accompagnavano una novena solenne durante la quale i portatori facevano a gara in offerte per avere l’onore di portare in spalla la statua del Santo. Nei giorni precedenti la festa si distribuivano oltre duemila pagnotte di pane di San Rocco e taralli preparati per l’occasione, mentre durante il triduo venivano sparati più di tremila colpi tra mortaretti e fuochi d’artificio. L’eremita organizzava per i giovani il palo della cuccagna e la corsa nei sacchi.

L’Ospedale annesso, attivo fin dalle visite del vescovo Orsini del 1693, restò in funzione oltre la metà del Novecento. Nel corso del tempo il complesso ha cambiato più volte volto: durante il fascismo le sue sale ospitarono manifestazioni del regime, poi un refettorio scolastico, poi una sala cinematografica; oggi la struttura accanto alla chiesa è sede dell’Arma dei Carabinieri. L’eremo si estinse nel 1941 con la morte dell’ultimo eremita, Giovanni Santopietro. La chiesa, restaurata nel 2000, è rimasta visibile e fruibile come la vedete oggi.

La fine del percorso

Questo percorso vi ha condotti attraverso nove luoghi e una settimana di storia: dall’arrivo dei briganti il 7 agosto 1861, attraverso le mura, le torrette, la Torre medievale, fino ai cadaveri bruciati di fronte a questa chiesa il 14 agosto.

Pontelandolfo non è solo questo, naturalmente: è una storia di secoli che ha conosciuto castelli, feudatari, terremoti, processioni, eremiti, feste e mestieri. Ma l’agosto del 1861 è il punto in cui la storia generale d’Italia ha attraversato in modo più crudo la vita di questo paese, lasciando un segno che oggi, finalmente, viene riconosciuto e raccontato. Grazie per averlo percorso fino in fondo.

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