Pontelandolfo

Storico

8 – Piazza Concetta Biondi

Descrizione

La vittima innocente del 14 agosto 1861


“Uccisero una graziosa fanciulla — Concetta Biondi — la quale, per non essere preda di quegli assalitori inumani, andò a nascondersi in cantina, dietro alcuni botti di vino. Sorpresa, svenne, e la mano assassina colpì a morte il delicato fiore, mentre il vino usciva dalle botti spillato confondendosi col sangue.”

Un nome che il paese ha voluto ricordare

Questa piazza è dedicata a Concetta Biondi, una giovane donna di Pontelandolfo che morì all’alba del 14 agosto 1861 durante l’incendio del paese ordinato dal colonnello Pier Eleonoro Negri. Tra le tante vittime di quella notte e di quell’alba, il suo nome è arrivato fino a noi come il simbolo dell’innocenza colpita: una ragazza che non aveva preso parte ad alcuna fazione, che non aveva alzato nessun fucile, che non aveva fatto altro che trovarsi nella propria casa nel momento sbagliato della storia.

La cronaca di quella mattina

Quando, alle prime luci del 14 agosto, i bersaglieri del 1° reggimento entrarono a Pontelandolfo lungo la strada da Benevento, la maggior parte degli abitanti era già fuggita nei boschi e sulle alture. Molti erano partiti la sera prima, allertati dalle voci della spedizione punitiva che si preparava dopo l’agguato di Casalduni. Ma altri non avevano potuto, o non avevano voluto, abbandonare le case: gli anziani, i malati, le madri con i figli piccoli, le ragazze come Concetta che assistevano i parenti più deboli.

L’ordine di Negri era inequivocabile: incendio e saccheggio. Le fiamme furono appiccate sistematicamente, casa per casa, vicolo per vicolo. Chi tentò di uscire dalle abitazioni in fiamme si trovò davanti i soldati. Chi rimase dentro, sperando che il fuoco risparmiasse i muri, fu spesso sopraffatto dal fumo e dalle travi che cedevano. Concetta Biondi morì in quelle ore, vittima di una violenza che colpiva indistintamente chiunque fosse rimasto entro le mura.

Perché ricordare un nome

La storia dei grandi eventi tende a raccontarsi per numeri: una città di cinquemila abitanti, un drappello di quarantacinque soldati, undici giorni di assedio, una notte di incendio. I numeri sono necessari per misurare l’evento, ma rischiano di nascondere ciò che la storia, alla fine, è davvero: una somma di vite singole. Dedicare una piazza a Concetta Biondi è il modo con cui Pontelandolfo ha scelto di restituire un volto e un nome a quella somma, di ricordare che dietro ogni statistica dell’eccidio c’era una persona con una famiglia e dei sogni interrotti.

Nel paese sono molti i nomi delle vittime tramandati dalla memoria orale e dai registri parrocchiali successivi al 14 agosto. Concetta Biondi li rappresenta tutti. Camminando in questa piazza, è suo il nome che leggete, ma è quello di tutte le vittime innocenti dell’eccidio che il paese vi chiede di non dimenticare.

Dal silenzio alla memoria

Per oltre un secolo il nome di Concetta Biondi, come quello di tante altre vittime di Pontelandolfo, è rimasto chiuso nelle case e nei ricordi familiari, quasi che nominarlo pubblicamente fosse pericoloso o sconveniente in una nazione che del Risorgimento aveva fatto il proprio mito fondativo. Solo a partire dagli ultimi decenni questi nomi sono tornati a essere pronunciati in spazi pubblici, scritti su targhe, assegnati a piazze come questa. È un gesto piccolo, ma è anche il modo con cui un paese riprende possesso della propria storia e decide quali volti, da ora in avanti, accompagneranno chi cammina per le sue strade.

Tali forme di ricordo e appropriazione della propria memoria furono riconosciute ufficialmente nel momento in cui lo Stato italiano, il 14 agosto 2011, in occasione dei 150 anni dell’Unità, chiese pubblicamente perdono a Pontelandolfo. Per la prima volta, dopo decenni di lettere, appelli, invocazioni e moniti caduti sempre nel vuoto, l’Italia batté un colpo. Alla cerimonia che si tenne il pomeriggio del 14 agosto 2011, a rappresentare il nostro Stato e a ricordare l’eccidio, ci fu l’allora Presidente del Consiglio dei ministri della Repubblica Italiana, Giuliano Amato.

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