Vi trovate davanti al monumento ai caduti di Pontelandolfo, opera dello scultore Mario Ferrante. Il monumento, come molti altri nei paesi del Mezzogiorno, fu pensato in origine per onorare i caduti delle guerre mondiali del Novecento. Ma a Pontelandolfo, prima di quelle, c’era stata un’altra tragedia che aveva spezzato la vita del paese: l’eccidio del 14 agosto 1861. Le vittime di quella notte e di quell’alba, civili inermi colti nelle loro case dalle fiamme e dalla baionetta, sono entrate nella memoria collettiva accanto ai soldati del Novecento, e questo luogo è oggi il punto in cui il paese ricorda gli uni e gli altri.
Partito da Benevento il pomeriggio del 13 agosto su ordine del generale Enrico Cialdini, il colonnello Pier Eleonoro Negri raggiunse Pontelandolfo all’alba del 14. La colonna era composta da circa cinquecento bersaglieri del 1° reggimento. Insieme a Negri, da un’altra direzione, marciava il maggiore Carlo Melegari verso Casalduni, con un dispositivo a tenaglia pensato per non lasciare scampo ai paesi giudicati colpevoli dell’uccisione del drappello del tenente Bracci tre giorni prima.
Quando i bersaglieri entrarono in paese, gli abitanti erano in gran parte già fuggiti nei boschi o sulle alture circostanti. Chi non aveva fatto in tempo — i vecchi, i malati, i bambini, le donne che non avevano voluto abbandonare la casa — si trovò davanti soldati che avevano l’ordine di non risparmiare nulla.
L’ordine di Negri fu chiaro: incendio e saccheggio di Pontelandolfo. I bersaglieri appiccarono il fuoco a casa dopo casa. Quando le fiamme si spensero, di una città di cinquemila abitanti restava ben poco. Le stime sulle vittime variano a seconda delle fonti: i rapporti militari italiani dell’epoca parlarono di pochi morti civili, ma le testimonianze locali, i diari, le visite parrocchiali successive e gli studi storici più recenti hanno restituito un quadro molto più grave, con numerose vittime accertate e una popolazione decimata dal fuoco, dalla fame e dalla dispersione storica.
Tra i nomi che si sono salvati nella memoria orale e nei documenti del paese figurano persone di tutte le età e di tutte le condizioni: contadini, artigiani, religiosi, donne anziane sorprese in casa dalle fiamme.
Per oltre un secolo l’eccidio di Pontelandolfo e Casalduni è rimasto un capitolo scomodo della storia dell’Unità d’Italia, rimosso dalla narrazione ufficiale del Risorgimento. Solo a partire dagli ultimi decenni il paese ha iniziato a riportare alla luce, attraverso ricerche, pubblicazioni e celebrazioni civili, il volto delle proprie vittime.
Questo monumento è il primo gesto di quella memoria condivisa.