Pontelandolfo

2 – Largo San Pietro
Storico

2 – Largo San Pietro

Descrizione

La spia piemontese e la chiesa scomparsa

Un osservatorio nel cuore del paese

Vi trovate in Largo San Pietro, uno dei luoghi più antichi dell’abitato. Il nome stesso conserva la memoria della piccola chiesetta di San Pietro che sorgeva proprio qui, presso Porta Nuova, una delle quattro porte d’ingresso delle mura medievali del paese. Le altre tre erano Porta San Felice a Ponente, Porta Castello a Nord-Ovest e Porta Annunziata a Settentrione, e di alcune si conservano ancora oggi tracce visibili.

La chiesetta di San Pietro era una delle cappelle minori del paese, aveva però un privilegio importante, che si tramandava da tempo immemorabile: il diritto di amministrare i sacramenti, e in particolare quello del battesimo. Entrate per un momento, almeno con la mente. La chiesa è a navata unica, due porte d’ingresso, un campanile esterno con due campane. Dentro, tre altari. Quello maggiore è dedicato proprio a San Pietro.

Sono le nove di sera del 5 giugno 1688 e la terra trema. Il grande terremoto del Sannio colpisce anche Pontelandolfo e la chiesa che state immaginando crolla. Oggi, infatti, non esiste più, ma il toponimo è rimasto e con esso la memoria di quella che fu, per secoli, un simbolo spirituale oltre che fisico del paese.

La spia dei piemontesi

Adesso fate un salto in avanti. Stesso luogo, agosto 1861.

“Degli eventi finora narrati, io fui testimone e ne venni, anche, involontariamente, coinvolto. Intendo, ora, narrare le peripezie di quei giorni drammatici per lasciare una memoria per chi, un giorno, voglia sapere i fatti e trarne giudizio per sé, per gli altri o per il proprio paese.”

Dal diario di Pistacchio¹, perito agronomo che visse e narrò gli eventi di quei giorni luttuosi, sappiamo che in quel tempo a Pontelandolfo era presente una figura particolare che osservava, prendeva nota, scriveva… Era una spia al servizio dell’esercito piemontese. Il suo compito era riferire ai comandi militari di Benevento e Campobasso i movimenti delle bande di briganti, la consistenza delle forze borboniche, gli umori della popolazione e la collocazione delle case dei notabili.

Largo San Pietro, con la torretta e la vista sulle vie del centro, era un punto di osservazione ideale. Da qui si vedevano le vie d’accesso al borgo, si vedeva chi entrava da Porta Nuova, si poteva controllare chi si muoveva verso la Torre o verso la chiesa dell’Annunziata. La presenza di informatori al soldo del nuovo Stato unitario era una pratica comune in quegli anni e, a Pontelandolfo, i nomi e i volti di questi uomini si confondevano con quelli della popolazione: il sospetto, in quei giorni, era ovunque.

Il prezzo della delazione

Le informazioni che partivano da Pontelandolfo finivano sulle scrivanie del colonnello Pier Eleonoro Negri a Benevento e dei comandi del 36° reggimento di linea a Campobasso. Furono proprio queste segnalazioni a determinare, l’11 agosto, l’invio del piccolo drappello di quarantacinque soldati al comando del tenente Cesare Augusto Bracci. Tenete a mente questo nome, lo incontrerete di nuovo nelle prossime tappe.

Largo San Pietro, oggi tranquillo, fu allora uno dei nervi scoperti della rete informativa che precedette l’eccidio. Da questo punto del paese si vedeva tutto, e tutto veniva riferito.

¹ Antonio Pistacchio scrisse un manoscritto dove narrò i fatti in questione. Il documento autografo fu ricopiato a mano nel 1890 da Don Rocco Caterini, usciere di pretura, e rinvenuto a Pontelandolfo nel 1970.

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