📍 Indirizzo: 8, viale della rimembranza, Pontelandolfo
Nell’estate del 1861 il Regno delle Due Sicilie è caduto da pochi mesi e il Mezzogiorno è attraversato da un fenomeno complesso e violento, quello che la storiografia chiamerà brigantaggio post-unitario: una miscela di reazione filoborbonica, rivolta sociale contadina e guerriglia contro il nuovo Stato sabaudo. Pontelandolfo, paese di circa cinquemila anime, si trova in una posizione geografica strategica, lungo la Consolare Sannitica che collega Benevento al Molise, e diventa presto uno dei nodi caldi di questa stagione. La popolazione è divisa. Una parte, guidata di fatto dall’arciprete Epifanio De Gregorio che, originario di Santa Croce del Sannio, è apertamente filoborbonico, non nasconde le sue simpatie reazionarie e va ripetendo per le vie del paese che i briganti non faranno male a nessuno, salvo che ai liberali, i quali del resto, fiutato il pericolo, sono
già fuggiti da giorni. L’altra parte, più piccola e ormai isolata, invece guarda con favore al nuovo ordine unitario.
È in questo clima che, il 7 agosto 1861, una banda armata di partigiani borbonici al comando di Cosimo Giordano entra a Pontelandolfo. È proprio qui, in questo punto del paese, che la colonna si fa strada al grido del ritorno di Francesco II di Borbone. La bandiera bianco-gigliata torna a sventolare, l’amministrazione liberale viene
rovesciata simbolicamente e i banditi prendono possesso delle vie. Le case dei cittadini in fuga vengono saccheggiate. Nelle prime ore di occupazione la violenza ha già il suo prezzo: un tal Angelo Tedeschi di San Lupo fu ammazzato poiché rifiutatosi di gridare “Viva Francesco II” come gli era stato imposto; Agostino Vitale, affacciatosi al balcone della sua casa vicino al corpo di Guardia Nazionale, col fazzoletto bianco tra le mani gridando “viva Francesco II”, ne ebbe come ricompensa una fucilata fatale. Sono le prime due vittime di una settimana che ne conterà molte di più, da entrambe le parti.
Per quattro giorni, dal 7 all’11 agosto, Pontelandolfo resta nelle mani della banda di Giordano. Le autorità del Regno d’Italia, allertate dalle notizie che arrivano da Campobasso e Benevento, decidono di intervenire. È l’inizio di una catena di eventi che, in meno di una settimana, porterà alla distruzione quasi totale del paese e a uno
degli episodi più tragici della storia post-unitaria del Mezzogiorno. Le prossime tappe di questo percorso vi accompagneranno attraverso i luoghi in cui quei giorni si sono materialmente svolti — la torre, le mura, le porte, la chiesa, la piazza — e attraverso i nomi delle persone, soldati e civili, che li hanno vissuti.